FONDAIR - EGO Surfing (mi sento fortunato)

EGO Surfing - chi espone

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Gaia Zebellin,affascinata dalla materia e dalle sue trasformazioni, utilizza pvc, gommapiuma, poliuretano, ferro, ecc., concretizzando nelle sue Strutture biologiche un brulicante bioritmo in crescita, ispirato dai movimenti fluidi e dinamici della natura.

Bonjour Didine. Il nome riprende il messaggio che appare, accendendo il cellulare, sul monitor delle ragazze francesi che si chiamano Didine. Presentano il ciclo Answer (2004-2005), tre opere realizzate con terra, acqua e asfalto.


Aldo Rebuli, conosciuto come writer, nella scultura trova la sua più intima forma d’espressione: “Quando lavoro nelle mie sculture provo una sensazione strana, […] è come lo svolgersi della nascita nel grembo materno, qualcosa che lascerà un segno della mia vita.”

Alex Contarin, video-artista, in Com.Center, attraverso la scomposizione e il montaggio di materiali audiovisivi scaricati da Internet e frames estratti dalla televisione, giunge alla riconsiderazione della comunicazione massmediatica percepita dallo spettatore.
Marco Gottardi. “Incanti e cadute” (Montedit – Collana I gigli - 2005) nasce dall’ineluttabile ambivalenza dei risvolti umani, da quel profondo dualismo inesorabile che genera sentimenti opposti e spesso complementari. Dietro ogni incanto si cela l’ombra di una caduta ed ogni caduta è a suo modo incantevole. E’ un po’ come l’onda del mare che si frange lenta sulla riva: la vediamo morire sfumando in una schiuma impercettibile, eppure ritorna...
Enrico Brustolin: “Il ritmo ha qualcosa di magico; ci fa perfino credere che il sublime ci appartenga”. (J. W. Goethe)



Marco Zampieri: presenta il suo ultimo film “Larsen Valley”, realizzato nel 2004 e girato fra il Parco del Piave e il Monte Cesen. Il titolo allude all’effetto Larsen, che si manifesta negli impianti di diffusione sonora come un fastidioso fischio. È generalmente dovuto al ritorno del segnale riprodotto dagli altoparlanti al sistema microfonico.


Taiabati. Nonostante il suono vagamente orientale “Taiabati” è un vocabolo dialettale, e significa “Mietitrebbia”. Una macchina rumorosa dall’aspetto mostruoso e quasi alieno, che attraverso una procedura di devastazione-lampo trasforma il silenzioso e paziente lavoro di mesi (la coltivazione) in prodotto finito e commerciabile (il raccolto). Taiabati: la macchina che lavora pesante sul filo della catarsi.


Serena Barbisan: “Non uso bene le parole, mi esprimo meglio con il colore. Mi affascina scoprire le sue infinite potenzialità. La mia ricerca si concentra sull’accostamento di pochi ma essenziali colori. L’Informale è la mia scelta, sinonimo di libertà d’azione, ma consapevole. Il mio scopo è trasmettere qualcosa che non riguardi l’esteriorità, il visibile. Vorrei aprire uno spazio di libertà per me e per gli altri”.


Enrico Bressan. “The Present   1 – 2”   (2005): La messa a fuoco selettiva quasi impercettibile di quel millimetro di superficie, quasi un taglio sulle due fotografie, vuole richiamare il concetto spazio-temporale del PRESENTE, mentre il prima e il dopo (passato e futuro) risultano inevitabilmente informi e poco comprensibili. “Non Sono...”  (2005): Gioco di richiami e dissociazioni attorno a ciò che chiamiamo identità, sempre fluttuante e provvisoria: forse quello che pensiamo essere, non sempre coincide con quello che realmente vediamo.


Stretto & Grassetto: due balordi alla consolle







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